LA GUERRA FREDDA RACCONTATA DA STELLA JEAN

La collezione Autunno/Inverno 2017-18 di Stella Jean, come altre pittoresche costruzioni della stilista italo-haitiana, è densa di suggestioni e rimandi collegati a una particolare tematica socio-culturale.

Colpisce che in questa collezione a ispirare la designer sia stato addirittura un fenomeno storico-politico globale che sembrerebbe avere davvero poco a che fare con la moda. Il periodo della storia mondiale conosciuto come Guerra Fredda, ovvero  il momento di massima tensione tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica, fino al crollo del muro di Berlino e allo sgretolamento dei due blocchi contrapposti. Un immaginario, specie quello legato ai primi anni ottanta, al quale d’altronde stanno attingendo sempre più artisti, creativi, registi, a partire dalle ultime serie tv, come la serie culto di fantascienza “Stranger Things”.

Tra stampe decorative e medagliere ricamate, i riferimenti alle armate statunitensi e al mondo sovietico si intrecciano attraverso una rielaborazione in stile folk, che risulta essere la cifra stilistica di Stella Jean. I capi sono versatili, come era necessario in tempi di guerra, così le gonne si trasformano in abiti e viceversa. Troviamo abiti, eco-pellami ed eco-pellicce che si accendono di colori saturi d’ispirazione sovietica; non a caso i colori scelti sono  rosso, blu, verde, nero, marrone, verde militare, bordeaux, cipria e oro.

Sono due le muse che Stella Jean ha scelto come testimonial della nuova collezione Autunno/Inverno 2017/18: una statunitense e l’altra russa. Katherine Johnson, fisica e matematica statunitense celebre per il suo ruolo nei programmi spaziali della NASA e Roza Egorovna Šanina, tiratrice scelta russa nella Seconda Guerra Mondiale.

Alla collezione ha collaborato Asaad Khalaf, giovane designer siriano diplomato all’Accademia Costume & Moda di Roma, che la designer italo-haitiana definisce un esempio di resilienza e che ha firmato la clutch “Propaganda”, una borsa ispirata alla scatola di backgammon, realizzata in un laboratorio di Damasco.

L’interesse per il concetto di resilienza emerge anche nella scelta di affidare la produzione di alcune lavorazioni di maglieria a un gruppo di donne umbre che appartengono alle zone colpite dal sisma e hanno ricominciato subito a lavorare. Resilienza vale a dire la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà, di ribaltare le circostanze avverse e riuscire a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Il fashion come medium comunicativo per portare sotto i riflettori contenuti sociali e culturali, Stella Jean ci ha abituati a questo, ma ogni volta sembra spingere più oltre la sua ricerca. Diffondere messaggi collettivi attraverso abiti che conquistano per tutti i dettagli di cui sono fatti e per il valore che viene dato all’artigianato

Sulle T-shirt e sugli abiti in maglia spicca il claim “One, No One and One Hundred Thousand Kilometres” che sottolinea l’importanza di compiere un viaggio all’interno di sé ma anche di spingersi verso popoli lontani, verso le loro tradizioni e le loro culture per preservare antichi saperi a rischio di estinzione.